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Lunedì, 14 Aprile 2014 14:36

Coltivazione di marijuana: le precisazioni della Cassazione a seguito della Corte Costituzionale

Con la sentenza n. 15152/2014, la VI Sezione Penale della Cassazione si è espressa su un caso di coltivazione di piante di marijuana, colmando l'apparente vuoto normativo che si era venuto a creare a seguito della declaratoria di incostituzionalità.
Di recente, infatti, la Consulta aveva dichiarato l'illegittimità degli artt. 4 bis e 4 vicies ter, D.L. 272/2005, determinando l'espunzione, dall'ordinamento, della disposizione che equiparava le droghe leggere a quelle pesanti sotto il profilo sanzionatorio.

Il caso prospettato dinanzi la Suprema Corte riguardava la vicenda di tre persone, rei di aver coltivato 213 piante di canapa indiana, già matura e idonea a consentire la produzione di ingenti quantità di sostanze droganti.

Orbene, sul punto, gli Ermellini, anche in considerazione della pronuncia della Corte Costituzionale, hanno asserito come, sebbene di per sé la coltivazione di piante di canapa, in assenza di autorizzazione e al di fuori del casi previsti dal TU stupefacenti, sia comunque rilevabile penalmente, occorre comunque una verifica previa sulla capacità di tale attività a ledere il bene giuridico protetto dalla fattispecie incriminatrice, in omaggio al principio di offensività del fatto. Tale principio sarebbe rispettato, dunque, solo laddove si accerti che la pianta sia effettivamente in grado di produrre sostanze droganti, a prescindere dalla quantità di principio attivo.
Sulla vicenda di cui si è discusso, tale elemento era certamente ben presente, dal momento che le canape sequestrate erano in grado di giungere a piena maturazione per le modalità con cui erano tenute, e quindi idonee ad essere oggetto di consumo.

A tali opportune premesse, già bagaglio della giurisprudenza, la Corte ha dunque rilevato come si ponga, qui, una questione di successione di leggi penali nel tempo, di cui all'art. 2 cp. Essendo la marijuana una droga 'leggera', ed essendo caducata l'equiparazione di cui sopra, andrà applicata la norma più favorevole al reo, di cui all'art. 73, comma 4, che ha riacquistato validità.

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