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Lunedì, 24 Marzo 2014 16:19

Le Sezioni Unite in materia di Concussione ed Induzione indebita: il confine alla luce della riforma Severino

Con la recente pronuncia 12228/2013, la cui motivazione è stata depositata il 14 marzo 2014, le Sezioni Unite hanno finalmente definito con sufficiente precisione il confine tra le fattispecie di concussione -di cui all'art. 317 c.p.- e di induzione indebita, ex art. 319 quater.

Come noto, la Legge Severino (L. 190/2012), nel tentativo di inasprire e perfezionare la risposta punitiva ai fenomeni corruttivi, ideò il cd. 'spacchettamento' del reato di concussione. Di conseguenza, se il quadro previgente ammetteva la rilevanza penale della concussione sia nelle forme 'per induzione' che 'per costrizione', l'impostazione successiva alla riforma imponeva una distinzione. Da un lato, infatti, l'art. 317 punisce la condotta del pubblico ufficiale che agisce 'per costrizione' sul privato. Dall'altro, l'art. 319 quater regola la concussione 'per induzione', con la non poco rilevante differenza che, in questo caso, è punibile anche il privato che cede alle richieste del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio.
Ora, se la giurisprudenza tradizionale non ha mai dato eccessivo peso alla distinzione legislativa 'induzione/costrizione', per il semplice fatto che, a prescindere dalla loro esatta portata, discendeva la medesima risposta punitiva, a seguito della Novella si è posto in modo pressante l'esigenza di tracciare in modo netto i confini tra le due fattispecie.
Come hanno ricordato le stesse Sezioni Unite, sul punto insistevano almeno tre orientamenti.


Un primo che, in sostanza, abbracciava l'orientamento tradizionale per cui il discrimine si fondava sul quantum di libertà di scelta che residua nel privato. In altri termini, vi sarebbe costrizione, e non induzione, laddove al privato non venga lasciato alcun margine di autonomia decisionale.


Un secondo che, invece, si appoggia alla classica definizione di minaccia come 'prospettazione di un male ingiusto' (art. 612 c.p.). Sussisterà la punibilità del privato (e, dunque, induzione indebita di cui all'art. 319 quater) laddove oggetto della pressione sia un vantaggio che l'applicazione della legge non consentirebbe di ottenere.


Un ultimo, invece, si pone come criterio intermedio: nei casi in cui diviene difficoltoso accertare la responsabilità in base all'una o all'altra fattispecie sulla scorta del primo criterio, ricorre agli argomenti del secondo.


Come noto, la Corte, valorizzando soprattutto l'utilizzo, da parte del legislatore del 2012, dei medesimi termini, non ha ravvisato ragioni per abbandonare il solco tracciato dalla giurisprudenza tradizionale, fondata, appunto, sul criterio del quantum di libertà lasciata in capo al soggetto privato da parte delle pressioni del pubblico ufficiale.